“Frankenstein” – di Mary Shelley

Autore: Mary Shelley
Genere: Classico horror/gotico
Titolo originale: Frankenstein or The Modern Prometheus
Prima pubblicazione ufficiale: 1817
Casa editrice: Rusconi
Lingua originale: inglese

“Quanto sono mutevoli i nostri sentimenti e quanto strano è l’attaccamento passionale alla vita che abbiamo anche nel massimo della sofferenza!”

Mary Shelley, nota anche in quanto moglie del poeta romantico Percy Bysshe Shelley, scrisse tra il 1816 ed il 1817 quello che è considerato il primo romanzo di fantascienza della storia, un classico della letteratura inglese dalle sfumature horror e gotiche, narrato sotto forma di racconto epistolare e da cui sono state tratte non poche riproduzioni televisive e cinematografiche.

Trama

La storia inizia con alcune lettere del comandante Robert Walton indirizzate alla sorella Margaret, in cui le racconta della spedizione che ha deciso di intraprendere via mare dall’Inghilterra verso il Polo Nord, aggiornandola sui progressi raggiunti e confessandole timori e preoccupazioni. Il viaggio d’esplorazione assume una piega diversa quando Walton incrocia sulla sua strada lo scienziato Victor Frankenstein, a bordo del suo slittino da neve impegnato nell’inseguimento di un uomo dalle fattezze mostruose.

E così inizia la storia di Frankenstein, un racconto nel racconto, che narra le vicende di questo giovane scienziato, che da sempre ha vissuto col padre, il fratellino William e la cugina Elizabeth a cui è teneramente legato.

Victor, dotato di un’intelligenza fuori dal comune, è sempre stato affascinato dalla filosofia naturale e dopo aver intrapreso un percorso di studi all’altezza del suo talento decide di misurarsi con un esperimento piuttosto ambizioso e contro natura, ossia creare un essere vivente utilizzando parti di cadavere, creare la vita dalla morte.

“Dopo giorni e notti di un lavoro e di una fatica incredibili, riuscii a scoprire la causa della generazione e della vita; anzi, di più ancora, divenni io stesso capace di dare animazione alla materia morta.”

Ma il risultato del suo esperimento non sarà altro che una creatura spaventosa e deforme, da cui Victor si darà alla fuga non appena si renderà conto dell’abominio a cui ha dato vita ma che gli si ritorcerà contro seminando terrore tra le persone che incroceranno il suo cammino.

E’ impossibile non provare compassione per questa creatura, che di base ha buone intenzioni e uno spirito caritatevole, ma che per via di un aspetto esteriore terrificante non gli viene concessa la possibilità di un benché minimo approccio verso il prossimo.

“Tutti gli uomini detestano gli infelici; quanto, dunque, devo essere detestato io, il più infelice di tutti gli esseri viventi! Anche tu, mio creatore, detesti e disprezzi me, tua creatura, alla quale sei legato da un nodo che si può sciogliere solo con l’annientamento di uno dei due. Vuoi uccidermi. Come puoi giocare così con la vita?”

Stanco, deluso e amareggiato dalla vita decide di vendicarsi e perseguitare il suo creatore, uccidendo tutte le persone a lui care e seminando dolore e devastazione nella sua esistenza.

Niente e’ cosi’ doloroso per gli esseri umani come un grande ed improvviso cambiamento. Se non posso ispirare amore, causerò’ paura! Sono solo e infelice: Gli uomini non si assoceranno mai a me; soltanto una creatura deforme e orribile come me non si negherebbe a me.”

                                                    ****

C’è parecchio della vita di Mary Shelley all’interno di Frankenstein, le sue esperienze personali e le sue conoscenze sembrano aver avuto una notevole influenza sulla sua opera, basti pensare alla lunga serie di lutti che vedono Victor come vittima protagonista e che ricordano vagamente la vita della stessa autrice: nel 1814 Mary Shelley, che aveva diciassette anni, fuggì dalla famiglia paterna con il futuro marito Percy B. Shelley, allora sposato con un’altra donna; quando nel 1816 la moglie di Shelley si suicidò il poeta sposò Mary Shelley, da cui ebbe quattro figli, tre dei quali morirono però in tenera età. Nel 1822 fu lo stesso Shelley a morire affogato durante una tempesta in mare al largo di Viareggio.

Fa sorridere pensare che il romanzo che segnò la carriera dell’autrice nacque quasi per gioco: in un’estate piovosa del 1816, durante un soggiorno a Villa Diodati sul lago di Ginevra, Mary si trovava in compagnia del futuro marito ed un gruppo di poeti e letterati i quali, non sapendo come ingannare il tempo, proposero una sfida su chi fosse capace di scrivere il racconto più terrificante di tutti.

La Shelley, che all’epoca portava ancora il suo cognome da nubile, Godwin, raccontò che l’idea di Frankenstein nacque da un sogno influenzato da un discorso del marito e di Lord Byron su una teoria di Erasmus Darwin (nonno di Charles Darwin) sulla vita “dopo la morte” di alcuni protozoi.

Sebbene all’inizio non avesse alcuna idea, Mary Shelley finì per scrivere quello che fu il suo romanzo di maggior successo ma soprattutto un’opera di fama mondiale da cui sono stati tratti film, serie tv, lungometraggi, fumetti e libri per bambini. Il più importante dei film tratti da Frankenstein è quello omonimo del 1931, girato da James Whale ed interpretato da Boris Karloff nel ruolo del mostro, e da Colin Clive nel ruolo dello scienziato. Ma va fatta menzione anche a “Frankenstein Junior” del 1974, film comico in bianco e nero diretto da Mel Brooks e che fu campione d’incassi in quel periodo.

Ci sono diversi dettagli che sono stati interpretati in modo differente nel film del 1931 rispetto al romanzo, ad esempio non viene fatta esplicita menzione nel libro che il mostro sia stato creato con l’elettricità, anche se l’autrice indica come uno degli eventi formativi dello scienziato l’osservazione degli effetti di un fulmine su una quercia. Il film di Whale ha anche introdotto il personaggio dell’assistente, Fritz, e lo scienziato protagonista è stato chiamato Henry Frankenstein anziché Victor.

Inoltre il mostro di Frankenstein nell’immaginario collettivo lo associamo ad un omone alto e grosso con la fronte ampia e i chiodi nel collo mentre nel libro, pur sottolineando le sue fattezze mostruose, non viene fatta menzione a tali dettagli estetici. Ed infine ciò che differisce è la conclusione della storia: nel libro il mostro diventa malvagio per via dei torti subiti, mentre nel film la colpa è dell’assistente che fornisce a Frankenstein un cervello imperfetto ma che riuscirà comunque a raggiungere un lieto fine ritrovando la sua famiglia, cosa che non accade nel libro.

Ma prescindere che si tratti del film o del libro, l’errore più comune che si fa quando si parla di Frankenstein, è scambiare il nome dello scienziato protagonista con quello del mostro che crea, che invece non ha nome. Una facile associazione che ormai è entrata nell’immaginario collettivo quando si parla di Frankenstein. Inoltre non tutti sanno che l’opera è nota anche con il titolo di “Il moderno Prometeo”, espressione che fu inventata dal filosofo Immanuel Kant che la usò per descrivere Benjamin Franklin per via dei suoi esperimenti con l’elettricità.

                                                        ****

Come si può intuire Frankenstein non è soltanto un libro ma ha assunto nel tempo un valore socio-culturale importante. Da un lato può essere considerato anche un romanzo di formazione in quanto affronta temi come l’emarginazione, la battaglia comune tra il bene ed il male, la sfida personale di ognuno di noi nel mostrare quello che siamo realmente andando oltre l’aspetto esteriore, la vita oltre la morte ed il legame con le persone care.

Un classico non solo dal punto di vista letterario ma anche da un punto di vista storico, sociale, collettivo. Inoltre è stato il primo romanzo dell’epoca ad introdurre il concetto di fantascienza ed affacciarsi al mondo dell’horror, dando quel carattere gotico/dark ad una storia che di base è triste e malinconica e che ci fa provare una naturale compassione per quella creatura messa con le spalle al muro dal mondo intero.

In tutta onestà rileggendolo a distanza di anni non ha catturato così tanto la mia attenzione così, l’ho trovato eccessivamente prolisso in alcuni frangenti e se devo essere sincera lo ricordavo più incisivo e tetro.

Non è il mio preferito tra i classici della letteratura ma ha sicuramente il merito di avere una fama insuperabile e di essere stato il precursore del genere horror.

Veronica

Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 30 agosto 1797 – Londra, 1º febbraio 1851), è stata una scrittrice, saggista e biografa britannica. È l’autrice a 19 anni del romanzo gotico Frankenstein (Frankenstein: or, The Modern Prometheus), pubblicato nel 1818; curò, inoltre, le edizioni delle poesie del marito Percy Bysshe Shelley, poeta romantico e filosofo. Era figlia della filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del femminismo, e del filosofo e politico William Godwin.

Classificazione: 3.5 su 5.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...