“Cambiare l’acqua ai fiori” – di Valérie Perrin

Autore: Valérie Perrin
Genere: Narrativa francese, contemporanea
Periodo di pubblicazione: gennaio 2019 (Italia)
Casa editrice: Edizioni e/o
Pagine: 476

 “Il libro della vita è il libro supremo che non possiamo chiudere e riaprire a piacimento, vorremmo tornare alla pagina in cui si ama, ma abbiamo già sotto le dita la pagina in cui si muore.”

Cambiare l’acqua a fiori, scritto dall’autrice francese Valérie Perrin, è un libro gentile, delicato, in grado di conquistare il cuore del lettore fin dalle prime pagine. Un concentrato di delicatezza e ironia unico nel suo genere.

Trama

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.

Attraverso le pagine di questo libro Violette Toussaint ci racconta non solo la sua storia, dietro cui si nasconde un passato difficile che l’autrice ci fa assaporare lentamente, ma anche la storia delle persone che hanno incrociato il suo cammino negli anni del suo impiego al cimitero dal lontano 1997.

Le persone che si recano nel cimitero di Brancion-en-Chalon per venire a trovare i loro cari trovano conforto in quel volto premuroso e affabile: Violette che conosce con esattezza la collocazione di ogni loculo, che si annota su un quadernetto gli ultimi discorsi di saluto tenuti dei famigliari e gli epitaffi sulle targhe commemorative, che sa consigliare il fiore più adatto, che sa offrire ospitalità nella sua piccola dimora, all’interno di cui si rifugia solitaria quando è lontana da occhi indiscreti.

“Una volta chiuso il cancello il tempo è mio, ne sono l’unica proprietaria. E’ un lusso essere proprietari del proprio tempo, lo ritengo uno dei più grandi lussi che l’essere umano possa concedersi”

Violette ha subito due grandi abbandoni nella sua vita, il primo dalla madre appena è stata data alla luce ed il secondo dal marito, Philippe Toussaint, conosciuto dietro il bancone di un bar e che l’ha sedotta fin dal primo istante con il suo fascino e la sua bellezza angelica. Ma quella che è stata una passione travolgente si è trasformata quasi subito in un rapporto sterile ed infelice, aggravato dalla presenza ingombrante dei suoceri agli occhi di cui è sempre stata solo un pesante fardello.

“Forse è per questo che io e Philippe Toussaint non abbiamo mai avuto granché da dirci. I nostri dialoghi erano piatti come l’encefalogramma di Tutankhamon.”

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, dal matrimonio con Philippe Toussaint è nata infatti Lèonine, a cui Violette si è completamente dedicata diventando una madre amorevole e devota, a dispetto di un padre invece poco presente e più concentrato sulla sua vita extra coniugale.

Vittima di un passato ingombrante che non l’ha mai vista protagonista Violette ha sempre avuto pochi amici, pochi momenti felici se non quelli condivisi con la figlia Lèonine, nessun momento di rivincita o soddisfazione personale, fino a quando conosce Sasha, l’ex guardiano di Brancion-en-Chalon, che le passa il testimone nella gestione del cimitero.

“…dovrai venire a patti con gli orari di chiusura. In realtà dovrai venire a patti con il dolore degli altri. Non avrai cuore di far aspettare i visitatori che arrivano in anticipo, e la stessa cosa succederà la sera, certe volte non avrai cuore di mandarli via.”

Ma la vera svolta arriva nel momento in cui Violette, dopo anni vissuti al cimitero, conosce Julien Seul, un agente di polizia venuto da Marsiglia per rispettare le ultime volontà della madre defunta: depositare le sue ceneri sulla tomba di un perfetto sconosciuto. Violette si ritroverà coinvolta inaspettatamente nella storia di questa famiglia e tramite un diario tenuto dalla madre dell’uomo scopriranno la sua relazione con l’avvocato e amante Gabriel Prudent, di cui si è voluta portare il segreto nella tomba.

Un incontro, quello tra Violette e Julien, che riporterà a galla questioni in sospeso e che metterà finalmente chiarezza sull’ambigua scomparsa del marito Philippe Toussaint avvenuta anni prima.

Un libro sicuramente inconsueto rispetto all’ambientazione e al contesto ma da cui ne è stata ricavata una storia invece limpida, appassionante, coinvolgente, motivo per cui lo ritengo un romanzo unico nel suo genere.

Il cimitero, che nell’immaginario collettivo non può che essere associato a qualcosa di cupo e di tetro, in questo racconto non viene collegato necessariamente ad un contesto “funereo” ma ne viene data invece una visione accogliente, quasi famigliare, tramite lo stile pulito e delicato dell’autrice e della sua incredibile capacità di affrontare con ironia argomenti spiacevoli e delicati.

E’ questa la cosa che più mi ha colpito di questo romanzo: il linguaggio spiritoso e ironico con cui vengono dipinti episodi e contesti dolorosi, un modo nuovo e diverso di affrontare il tema della morte, quasi a volerla esorcizzare.

Un racconto che definirei prezioso proprio perché in grado di far piangere e ridere nello stesso istante, prova inconfutabile di un talento naturale dell’autrice.

Delicato, commovente, toccante, è in grado di colpire dritto al cuore di chi lo legge, complici anche una serie di citazioni e frasi ad effetto che precedono e compongono ogni singolo paragrafo del libro.

Non sono riuscita a trovare un solo lato negativo nel romanzo di Valérie Perrin, un concentrato di emozione e purezza che lo rendono a mio avviso speciale ed uno dei libri più appassionanti che abbia mai letto fino ad oggi.

Veronica

Valérie Perrin (Gueugnon, Francia – 1967) lavora da sempre nel mondo del cinema e per anni è stata fotografa di scena delle più importanti produzioni cinematografiche francesi, tra cui quelle del marito Claude Lelouch. Con “Cambiare l’acqua ai fiori” ha vinto il Prix Maison de la presse, il Prix Jules-Renard e il Prix des lecteurs du Livre de poche.

Classificazione: 5 su 5.

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