“Todo modo” – di Leonardo Sciascia

Autore: Leonardo Sciascia
Genere: Romanzo giallo a sfondo politico
Anno edizione: 2003
Casa editrice: Adelphi
Prima Pubblicazione: 1974 Einaudi

Il protagonista narratore di questa storia è un pittore, che si definisce fin dalle prime pagine un rappresentante dell’universo pirandelliano ed un uomo al culmine della solitudine di cui nel corso del libro non ne viene mai specificata l’identità.

Durante un quieto viaggio in macchina scova per puro caso un albergo gestito da sacerdoti ma che tempo fa è stato un eremo. All’interno di questa ambigua costruzione di cemento collocata in modo sconnesso in mezzo alla natura si svolgono periodicamente degli esercizi spirituali organizzati dal gestore della struttura, Don Gaetano, e rivolti a diverse figure di spicco nel mondo economico-finanziario tra cui ministri, politici e banchieri.

Il pittore, laico convinto, insiste per potere alloggiare nell’albergo ed assistere a questi fantomatici rituali di ipocrita purificazione, di cui ne è incuriosito ed affascinato nonostante lo scetticismo che nutre nei confronti della fede cattolica.

Todo modo deriva appunto da una citazione di Ignazio Di Loyola che ha elaborato i famosi “esercizi spirituali”: “Todo modo parabuscar la voluntad divina”… “Ogni modo di esplorare e meditare per cercare la volontà divina”.

Don Gaetano è una figura enigmatica, oscura, quasi ipnotica se vogliamo, ma è soprattutto estremamente colta, diversi infatti sono gli scambi di vedute fra i due personaggi che diventano degli interessanti botta e risposta a suon di citazioni ecclesiaste e metafore spirituali.

Ma il soggiorno degli ospiti verrà ben presto interrotto dal susseguirsi di alcuni omicidi, prima l’ex senatore Michelozzi e subito dopo l’avvocato Voltrano. Verrà quindi coinvolta la polizia tra cui il procuratore Scalambri, che incarna il classico rappresentante dello Stato svogliato, distratto e piuttosto dilettante nell’approccio investigativo.

Non ci sono prove, pochi sono gli indizi e tanti i moventi ma nulla sembra far approdare al colpevole, come se tutti fossero a loro modo sospettabili, riflesso di una società in cui tutti sono responsabili perché non esistono paladini della giustizia e anzi sono proprio i più insospettabili ad essere i più corrotti e contaminati.

Il pittore si trova catapultato in uno scenario grottesco che vede da un lato un Don Gaetano perfettamente conscio delle pecche politiche in cui il paese si trova governato, e dall’altra una serie di finti uomini integerrimi che si nascondono dietro il fasullo soggiorno spirituale per portare avanti i loro loschi affari.

«Ma signori, spero non mi darete il dolore di dirmi che lo Stato c’è ancora…»

Quello che l’autore, con notevole talento e astuzia, vuole portare alla luce non è tanto la ricerca del colpevole (o dei colpevoli) ma lo scandalo dell’eremo/albergo come specchio del potere politico democristiano che ha governato l’Italia per oltre trent’anni e che è stato in un certo senso anche profetico se si pensa che Sciascia ha scritto il romanzo negli anni 70 e da allora molte cose sono cambiate tante quante sono rimaste immutate.

E’ un viaggio attraverso politica, chiesa e potere, un’aperta denuncia verso una società ipocrita e corrotta, dove l’uomo non si tira indietro di fronte alla possibilità di scendere a compromessi e la cui priorità è salvare le apparenze gettando sotto terra i proprio segreti inconfessabili.

Da esordiente rispetto alle opere di Leonardo Sciascia ho apprezzato il suo stile conciso, diretto, mai ovvio, sarcastico e pungente al punto giusto, dotato dell’intreccio tipico di un giallo, quasi alla Agatha Christie in “Dieci piccoli indiani” dove tutti sono carnefici e vittime allo stesso tempo, e della criticità giusta di un romanzo politico.

Veronica

Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 – Palermo 1989) è stato uno scrittore siciliano ed uno dei più importanti autori italiani del novecento. Nei suoi libri, come “Il giorno della civetta” e “A ciascuno il suo”, ha raccontato la Sicilia e il dramma della mafia. Con i suoi brevi romanzi, spesso catalogati in modo semplicistico come “gialli”, denuncia le infiltrazioni mafiose nella società siciliana. Lascia romanzi, racconti ed anche una vasta produzione saggistica.

Classificazione: 4 su 5.

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