“Lo schiavista” – di Paul Beatty

Autore: Paul Beatty
Genere: Romanzo/satira politica
Anno di pubblicazione: 2016
Casa editrice: Fazi Editori
Traduzione: Silvia Castoldi

“E’ questo il problema della storia: ci piace pensare che sia un libro, e quindi di poter girare pagina, muovere il culo e andare avanti. Ma la storia non è la carta su cui viene stampata. E’ la memoria, e la memoria è tempo, emozioni, e canto. La storia sono le cose che ti rimangono dentro.”

Questa è la storia di Bonbon, nato a Dickens, una piccola cittadina alla periferia di Los Angeles e ghetto piuttosto malfamato abitato per lo più da neri e ispanici. Bonbon è stato cresciuto solamente dal padre, docente universitario di Psicologia ed irremovibile fautore della libertà e dell’indipendenza culturale dei neri, che impartisce al figlio un’educazione piuttosto rigida sottoponendolo fin da piccolo ad alcuni discutibili esperimenti sociologici sulla razza.

Il padre di Bonbon è conosciuto ed apprezzato dalla comunità come “l’uomo che sussurrava ai negri”, per la sua innata capacità di comprendere i problemi delle persone e di convincerli a non compiere gesti insensati, ma dopo la sua morte ricadrà su Bonbon non solo la gestione economica della loro fattoria ma anche l’obbligo morale di portare avanti gli ideali del padre defunto.

“Come l’intera città di Dickens, ero il figlio di mio padre, un prodotto dell’ambiente e nient’altro. Dickens era me. E io ero mio padre. Il problema è che entrambi sono scomparsi dalla mia vita, prima mio padre e poi la mia città natale, e all’improvviso non ho più avuto la minima idea di chi fossi, né di come fare a diventare me stesso.”

Intanto la città di Dickens, un luogo talmente degradato da diventare fonte di vergogna per l’intera California a tal punto di sparire anche dalle cartine geografiche, progressivamente muore e questo susciterà in Bonbon la paradossale idea di riportare in vita la città reintroducendo il ritorno alla schiavitù e alla segregazione razziale come riscatto personale per una comunità che da sempre ha subito torti e maltrattamenti, soprattutto su pressione dell’amico Hominy, un ex attore caduto in disgrazia, che si impone orgogliosamente come suo schiavo.

Ma le azioni di Bonbon, il quale è sempre stato un uomo onesto che non ha mai avuto problemi con la giustizia, lo porteranno di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America con l’accusa piuttosto insolita per un nero di aver voluto riportare in vita la schiavitù, e dove con assoluta disinvoltura non mostrerà pentimento o rimorso per i gesti compiuti.

So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato.”

Più che un racconto Lo Schiavista è una satira tagliente e sfrontata nei confronti dei problemi razziali che da sempre hanno accompagnato gli Stati Uniti, ed un’aperta polemica contro una società ipocrita che insegna ai propri figli che appellativi offensivi e disparità di trattamento non siano in alcun modo reali.

Il linguaggio che viene utilizzato è estremamente complesso soprattutto per i continui riferimenti alla storia e alla cultura afroamericana che un lettore medio italiano (tra cui la sottoscritta) difficilmente può comprendere ma allo stesso tempo sono la prova di un indiscutibile spessore culturale dell’autore che affascina anche un occhio inesperto e di un’immensa bravura della traduttrice, Silvia Castoldi, per la capacità di aver reso in italiano una testimonianza così articolata e ragionata nei minimi dettagli.

Ho apprezzato il modo in cui una critica palesemente cinica e pungente nei confronti di un sistema politico è stata affrontata con un linguaggio divertente e spiritoso che riesce a farci guardare con occhi diversi eventi macabri e drammatici, ma allo stesso tempo lo ritengo un testo estremamente impegnativo che non rende affatto semplice seguire il filo conduttore della storia e che con estrema fatica ho portato a termine.

Veronica

Paul Beatty (Los Angeles, giugno 1962) ha studiato Scrittura creativa al Brooklyn College e Psicologia alla Boston University. Ha scritto quattro romanzi: Il blues del ragazzo biancoTuff e la sua bandaSlumberland e Lo schiavista, tutti pubblicati da Fazi Editore. Con Lo schiavista ha vinto il National Book Critics Circle Award e il Man Booker Prize 2016, quest’ultimo è il maggior premio britannico per la narrativa e per la prima volta è stato assegnato ad uno scrittore americano.

Classificazione: 3 su 5.

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