“Mara – Una donna del Novecento” – di Ritanna Armeni

Autore: Ritanna Armeni
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2020
Casa editrice: Ponte alle Grazie

Mara è una ragazza del ventennio, vive a Roma con i genitori, la sorella Anna e il fratellino Antonio, una famiglia modesta che guadagna lo stretto necessario per vivere. All’inizio della storia siamo nel 1933, Mara ha 13 anni e vive nel pieno del periodo fascista di Benito Mussolini, quello in cui la donna inizia gradualmente ad acquisire valore non solo come madre e come moglie ma anche a livello socio-politico.

Sicuramente una controtendenza rispetto allo stato liberale nato dal Risorgimento, dove la donna era considerata un mero accessorio a compimento del marito, qualcuno di cui non era necessario occuparsi. Con l’avvento del fascismo la donna continua ad essere considerata in modo prioritario come moglie e come madre ma per la prima volta viene riconosciuta, apprezzata e protetta dallo stato e dal Duce, non più solo ombre del proprio marito quindi ma vere e proprie cittadine, se pur di classe inferiore. Ed è questa rottura che spiega l’atteggiamento delle donne ed il clima di stima ed adorazione nei confronti di Mussolini in questa prima fase del fascismo.

Mara, appassionata di arte e scrittura e piena di sogni per il futuro, è molto amica della sua vicina di casa Nadia, fascista convinta, valorosa, patriottica, crede fermamente nel regime imposto dal Duce e la trascina con entusiasmo ad ascoltare i suoi discorsi dal balcone di piazza Venezia. Nonostante siano così amiche in realtà hanno due temperamenti molto diversi, Mara è più calma e riflessiva ma al contempo determinata e consapevole di se stessa, ha come punto di riferimento la sua cara Zia Luisa, signora elegante raffinata e fascista devota a cui si ispira per il raggiungimento dei suoi ideali, ma nonostante questo Mara sarà costretta dalle necessità della vita a rinunciare ai suoi sogni per provvedere al sostentamento della sua famiglia.

Dopo la morte del padre troverà infatti un lavoro al Ministero come dattilografa abbandonando i suoi sogni di scrittrice e continuerà la sua corrispondenza con Giulio, fratello di Nadia, costretto ad andare a combattere al fronte in Grecia e che li costringerà ad una lunga separazione ancora prima di veder sbocciare il loro amore.

Nadia invece, più ostinata ribelle ed egoista, perseguirà la sua linea politica fino in età adulta, non facendosi smuovere dal corso degli eventi che iniziano a mettere in luce le pecche del movimento fascista e armandosi di una fede incrollabile che la guiderà per il resto della sua vita.

Ma l’entusiasmo che guida l’adolescenza di Mara andrà pian piano ad affievolirsi, dopo la morte del padre vivrà anche il periodo della guerra, della povertà, della paura, dell’imposizione tedesca, delle leggi razziali ed il periodo idilliaco del fascismo inizia a diventare soltanto un lontano ricordo. Le donne che hanno aderito al fascismo iniziano a prenderne le distanze, non tanto per eroismo o ribellione, ma perché si rendono conto delle promesse non mantenute e del clima di paura e disordine che sconvolge l’Italia in quegli anni, la maggior parte della popolazione non vede di buon occhio l’alleanza che Mussolini stringe con Hitler e che li trascinerà in una guerra spietata da dove usciranno sconfitti e devastati.

Soltanto dopo la fine della guerra e la caduta dell’impero fascista Mara, ormai più che ventenne, riprenderà in mano la sua vita e i suoi sogni, segnata da un passato indelebile ma aperta verso un futuro più accogliente.

Questo libro è stata una scoperta, ho trovato coraggioso il modo in cui l’autrice racconta i fatti scegliendo appositamente come protagonisti persone le cui battaglie ed ideologie hanno influenzato in maniera negativa il nostro paese ma che riflettono eventi realmente accaduti, valori e privilegi che oggi diamo per scontato ma che invece in un’epoca lontana sono stati difesi con le unghie e con i denti e per cui sono state sacrificate milioni di vite.

L’autrice alterna la storia di Mara a dei capitoli storiografici che raccontano lo sviluppo del fascismo in Italia e l’evoluzione del ruolo della donna che rivendica la propria indipendenza, andando a completare il racconto con un’infarinatura storica che rende chiara e limpida la storia più di quanto già non lo sia. La scrittura di Rita Armeni è semplice ma allo stesso tempo diretta, non lascia spazio ad interpretazioni, ci fa comprendere meglio un passato che viene naturale gettarsi alle spalle ma che ha contribuito in maniera significativa alla costruzione del nostro presente e ci fa comprendere meglio quella che è stata la lotta femminista per il raggiungimento delle libertà e dei diritti di cui ora disponiamo senza necessità di combattere per essi.

Questo libro è un misto di emozione ma anche di consapevolezza, commovente ed elegante allo stesso tempo e l’unica cosa che mi rimane da dirvi è quello di leggerlo al più presto!

L’ENTUSIASMO: “Il Duce ha dimostrato ancora una volta di meritare la nostra fiducia e il nostro amore. Sì proprio l’amore. Non si può non avere trasporto e un sentimento intenso di devozione per chi ci protegge, ci guida e ha così a cuore il nostro benessere e la nostra felicità.”

IL DUBBIO: “Il Duce ha ragione a non dire proprio tutto: non vuole spaventare, sa che basta poco perché la gente si deprima e pensi che tutto vada male. Non c’è certo bisogno di cattive notizie quando la vita è dura e comincia a essere scarso persino il pane. Per questo i giornali dicono solo una parte della verità.”

LA RASSEGNAZIONE: “Non c’era più la ragazza fiduciosa che contava su una robusta rete di protezione. I comportamenti, i gesti, le parole di chi era accorso nella stanza si rivolgevano già a un’altra Mara. Gli impercettibili ma concreti equilibri che regolavano i rapporti, i sentimenti, si erano modificati. La morte rimaneva garbata ma produceva cambiamenti veloci.

Ritanna Armeni (Brindisi, 12 luglio 1947), giornalista e scrittrice, ha lavorato al Manifesto, Il Mondo, Rinascita, l’Unità. È stata portavoce di Fausto Bertinotti e ha condotto la trasmissione Otto e mezzo con Giuliano Ferrara. Attualmente scrive per l’Osservatore romano, Il Foglio, Rocca. Ha pubblicato tra gli altri: La colpa delle donne (2006); Parola di donna (2011).

Classificazione: 4.5 su 5.

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